vicopisano_r
 
 
Le origini
Per parlare di Vico è necessario partire dalla storia del fiume Serchio.
Questo fiume, dopo un tracciato quasi lineare per tutta la Garfagnana, appena giunto in pianura si trovò la strada sbarrata dal Monte Pisano. Fra le falde del Monte Pisano ed Orentano si delineò così un doppio corso del Serchio, uno a oriente ed uno ad occidente di Lucca. Si formò un lago che, con il tempo, alzò il suo alveo trasformandosi in palude. Per quanto riguarda il ramo che si immetteva nel Lago di Bientina, chiamato Auxer o Auser o Ozzeri, e che rappresentava il corso più importante del Serchio, fu accelerato il deflusso delle sue acque verso l'Arno tramite un canale che si chiamò Serezza o Auserissola (piccolo Serchio) che venne a costeggiare il colle di Vico.
Il Serchio era quindi immissario ed emissario del Lago di Bientina e confluiva in Amo nei pressi di Vico. Il canale Serezza a sua volta si divideva in due rami, formando così un isolotto di cui faceva parte il poggio, su cui sorse più tardi Vico.
Le origini di questo paese sono antiche, certamente risalgono a un periodo precedente il X secolo. Il suo nome era "Vicus ad Auseris insulam". Sorse sopra un isolato poggio conico lambito dall'Arno e dalla Serezza.
Venendosi a trovare sulle rive dell'Arno rappresentò una tappa verso l'interno, cioè verso il Lago di Sesto ed i terreni a lui circostanti compresa la grande Abbazia benedettina di S. Salvatore a Sesto. Il documento più antico che testimonia resistenza di Vico risale al 934, quando il vescovo Zenobio concede a prete Giovanni l'investitura della chiesa plebana di S. Maria e S. Giovanni, posta "in loco et finibus Vicho".

L'età feudale
Le vicende politiche e storiche di Vico furono sempre collegate a quelle della vicina città di Pisa di cui fu uno dei fedeli alleati. Nel secolo XI Pisa è già uno dei centri commerciali più importanti del Mediterraneo; per il loro commercio interno i Pisani si servono dell'Arno, fiume navigabile che traversa la Toscana dagli Appennini al Tirreno. Per la sua collocazione alla confluenza di due fiumi, da Vico transitavano le merci provenienti dall'Appennino, attraverso un ramo del Serchio, e quelle provenienti dal centro della Toscana, attraverso l'Arno. Il vescovo pisano Alberico il 15 ottobre 975 concede a livello ai figli del marchese Oberto, Adalberto e Oberto, una cospicua massa di beni e redditi di proprietà delle pievi di Calcinala e di S. Giovanni alla Vena.
In seguito, e precisamente il 13 marzo 1002, il Marchese Adalberto, nipote del marchese omonimo del 975, vendette ad un certo Leone, giudice dell'imperatore, fra le altre cose, metà del monte, poggio e castello situato "in loco qui dicitur Vicho" con la chiesa di S.Maria, vicino all'Arno. Il tutto per la somma di 600 libbre di ottimo argento.
In questo documento risulta di proprietà obertenga anche il castello di Vico. È la prima volta che si menziona il "Castello", probabilmente costruito da poco e forse voluto proprio dagli Obertenghi. L'incastellamento nel corso del X secolo si spiega con le situazioni generali del momento, soprattutto a causa delle incursioni devastatrici di bande normanne ungare e saracene. Dopo nove anni, il 9 maggio 1011, il giudice Leone vendette ad un certo Ugo del fu Ugo, nobile pisano, per il prezzo di un vaso d'oro (butterico), la metà della sua parte del castello "in loco et fìnibus ubi dicitur Vicho".
Dopo diversi anni, il 10 novembre 1045, il conte Ugo vendette i suoi beni in Vico, Cesano e Camulliano a Carbone del fu Ugo. Dopo la morte del conte Ugo, Carbone del fu Ugo donò alla Chiesa di S. Martino di Lucca, il 19 marzo 1046, la metà dei beni di Vico e di Cesano.
Come abbiamo potuto vedere i beni venduti nell'anno 1002 erano la metà di un intero. L'altra metà, probabilmente, spettava al marchese Oberto II. Una parte di questa quota, insieme ad altre terre possedute dal predetto Oberto II, le ritroviamo in un documento del 3 febbraio 1061. In questa data un nipote dello stesso Oberto, il marchese Adalberto dona, all’abate del monastero di S. Michele di Marturi (sopra Poggibonsi), tra gli altri beni anche quelli di Vico e Cesano e quanto gli spettava nelle contee di Pisa, Lucca e Volterra.
Si può quindi dire che le terre obertenghe pisane, lucchesi e specialmente quelle poste in Vico e Cesano, andranno in parte a famiglie lucchesi ed in parte alla Chiesa.

Francesca Cabras La comunità di Vicopisano nel medioevo. Pontedera 1990 pag.7-9

Approfondimenti

Le Torri

Rocca del Brunelleschi
Torre del Soccorso
Torre dell'Orologio
Torre Malanima
Torre dei Seretti
Torre Gemella I
Torre Gemella II
Torre delle quattro porte
Torre dei Boncetani (o del cipresso)

Le Chiese

Chiesa della Rocca di Verruca
 

Palazzi e Ville

Palazzo Pretorio
Palazzo della Vecchia Posta
Villa Fehr
Casa Silvatici

Borghi è strutture storiche

Vicaresi illustri

Lanciotto Batini - scultore

 

vicopisanopanorama levie_del_brigante_8884.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8891.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8894.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8900.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8912.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8918.jpgvicopisanopanorama levie_del_brigante_8922.jpg