Nacque a Vicopisano (Pisa) da Albizo, ambasciatore di Pisa presso re Roberto d'Angiò, nei primi decenni del sec. XIV. Erroneamente il Papini (Etruria Francescana,cod. ms. 84 della Curia Generale O.F.M. Conv. Roma, conv. SS. Apostoli, II, 2, ff. 287v e 325r) lo vuole maestro in teologia e insegnante a Pisa, confondendolo con fra' Bartolomeo Rinonichi. É certo, invece, che, entrato a far parte dell'Ordine dei frati minori in anno imprecisato, nel 1342 era guardiano nel convento di Pisa, dove rimase per il resto dei suoi giorni.
Molto è stato scritto a proposito della santità dell'A. e della sua predicazione a Firenze, Genova, Siena, ecc., ma, anche in questo caso, si è, probabilmente, trattato di una confusione tra le notizie relative al nostro e quelle attinenti a fra' Bartolomeo Rinonichi, anche se non sempre riesce facile, per le scarse notizie possedute e per la mutua interdipendenza degli scrittori che queste notizie ci hanno tramandato, confondendole, distinguere nettamente lo svolgersi delle due biografie. Accertata l'esistenza distinta dei due personaggi, non si è sempre potuto sceverare, pur in opere recenti e criticamente condotte (cfr. I. Beschin-I. Palazzolo O.F.M., Martyrologium Franciscanum auctore P. Arturo a Monasterio recognitum et auctum,Romae 1938, pp. 427-504; Analecta Franciscana,V, pp. XXX-XXIV), dalla tradizionale interpretazione di un solo fra' Bartolomeo, santo e predicatore, la reale vicenda dell'Albizi.
Sempre nel 1342, l'A. commise a Taddeo Gaddi l'affrescatura della chiesa del convento francescano di Pisa. In uno degli affreschi, egli si fece ritrarre nell'atto di essere presentato a s. Ludovico d'Angiò dal beato Gerardo Cagnoli. Di quest'ultimo egli fu fervido ammiratore, a segno che pensò di recarsi a visitarlo in Sicilia alla fine del 1342, rinunziando al viaggio quando apprese della morte del beato. Si dedicò, allora, alla compilazione delle sue due opere sul Cagnoli, la Legenda Sanai Gerardi e il Trattato dei Miracoli dello stesso beato, terminati nel 1347; il 5luglio 1346 promosse le feste per la traslazione a Pisa delle reliquie del Cagnoli. Nel 1348 venne nominato esecutore testamentario di un tal Mingo. Dopo tale data, sino alla morte, non si hanno ulteriori notizie. Il suo corpo venne sepolto nella chiesa di S. Francesco a Pisa e sulla tomba venne posta una lapide con l'epigrafe "Hic iacet venerabilis Frater Bartolhomeus Domini Albisi Ordinis Minorum, qui obùt a.d. MCCCLI cile X decembris".
Tuttavia, sulla base di due documenti datati il 5sett. e il 16 dic. 1359, in cui si afferma che il sindaco del convento di Pisa, Graziolo de Gargareto, ricevette del denaro lasciato per testamento a fra' Bartolomeo, si è pensato (cfr. Analecta Franciscana,IV, p. VIII n. 6; pp. XI-XII; Martyrologium Franciscanum...cit., p. 476 n. 5)di spostare la data di morte dell'A, a dopo il 1360. Essendo possibile pensare ad un errore del lapicida e non avendo altri documenti in proposito, non è possibile dirimere tale questione.
L'opera di agiografo dell'A. non è diversa da quella di altri scrittori contemporanei, tutta intenta a glorificare il personaggio trattato e a raccoglierne ed esaltarne i miracoli.
Non biografia, quindi, di Gerardo Cagnoli, ma un racconto, "diffuso e confuso"(cfr. Wadding, Annales Minorum,VII, Ad Claras aquas 1932,p. 361), più utile per comprendere l'impressione suscitata nel buon francescano dal beato Gerardo che per ricostruirne la vita.
Bibl.: p. F. Rotolo, La Leggenda del b. Gerardo Cagnoli, O. M.(1267-1342) di fra' B. A., O. M.(✝ 1351),in Miscell. francescana,LVII (1957), pp. 367-446, che fornisce tutte le indicazioni bibliografiche relative a B. A. e ne pubblica criticamente l'opera più importante.

tratto da: treccani.it