di Francesco Panarelli

“Dalla metà del secolo XI alla prima parte del Dugento si ebbe in Toscana, specialmente nei territori pisano-lucchese e senese, una ricca e varia fioritura eremitica: erano, in genere, insediamenti di piccole o piccolissime comunità, a volte anche insediamenti individuali che tuttavia presto diventavano co- munitari. L’iniziativa fu – più frequentemente – di laici, ma anche di singoli chierici secolari o di canonici; né mancarono i casi di comunità canonicali che passavano a vita eremitica; raramente si trattò di monaci”. Presentando oltre trenta anni or sono una ricerca innovativa quale quella di Benigno van Luijk dedicata agli Eremiti Neri nel Duecento – e che si affiancava ai lavori di Kaspar Elm – in area pisana e toscana, Cinzio Violante offriva con le parole ora riportate le linee generali per una lettura della presenza eremitica nell’area di cui qui parleremo.

Si sottolineava, dunque, una ricchezza del fenomeno eremitico, manifesta- tasi soprattutto grazie alla nascita di microcomunità sparse nell’agro pisano e lucchese; in esse un posto di predominio venne riconosciuto alla componente presbiteriale e canonicale. Né poteva essere altrimenti nella presentazione di un volume che affrontava la diffusione del fenomeno eremitico dalla prospet- tiva di quelle comunità che – per vie non sempre immediatamente percepibili – giunsero ad una accettazione della regola attribuita a sant’Agostino e con- fluirono infine nei noti – e solo in parte riusciti – tentativi di riforma e unione della metà del XIII secolo. A noi starà anche verificare se questa matrice cano- nicale e agostiniana, di cui altri in questo incontro parleranno, fu sempre così assolutamente dominante, come si tende a recepire. continua...