Un'antica lavorazione del castagno riguarda la costruzione di cesti di varie forme, che venivano utilizzati in passato per diversi scopi. La tipologia dei recipienti in castagno intrecciato è in effetti assai varia. La prima distinzione da fare riguarda la forma del fondo, che può essere rotonda o quadrangolare. Al primo tipo appartiene il corbello,

Corbello

Corbello

il contenitore più diffuso e da cui prende il nome il mestiere del corbellaio. A seconda del materiale che dovevano contenere, si distingueva fra corbelli da pasta, corbelli da zoccoli, ed altri. Poco diversa dal corbello è la canestra, mentre la cesta ha il fondo quadrangolare. Le ceste che venivano prodotte erano: la cesta da asparagi, la cesta da spinaci, la cestina da fichi secchi, la cesta bucata, nella cui intrecciatura venivano lasciati degli spazi vuoti per favorire l'areazione dei prodotti agricoli. Questa produzione artigianale è tipica del Monte Pisano ed è ancora oggi presente a Buti, dove si sono continuate ad utilizzare antiche tecniche di intreccio. La materia prima per questa lavorazione sono i cosiddetti "pedoni" di castagno, cioè dei piccoli tronchi diritti prelevati dalla parte dell'albero più vicina alle radici. Questi pedoni, una volta tagliati, vengono tenuti in una vasca d'acqua piovana perché le fibre del castagno mantengano un'elasticità sufficiente per la particolare lavorazione a cui vengono in seguito sottoposti. Al momento opportuno, i pedoni vengono messi in un forno a legna dove, perdendo una parte di acqua, producono un vapore che rende facilmente lavorabile il legname, che è quindi pronto per la fase della "schiappatura". La schiappatura consiste nella suddivisione del pedone in tante lamine sottili e flessibili, in modo tale che possano essere agevolmente intrecciate. Le lamine ottenute possono essere lunghe, strette e flessibili; o larghe e spesse e corte. Queste ultime servono per costruire la base del cesto e formano anche la trama verticale dell'intreccio. Ad esse vengono intrecciate in senso orizzontale i vinchi, secondo varie tecniche. Quando il materiale è tutto pronto, si inizia a costruire il cesto a partire dal fondo, per proseguire con le fasi dell'intreccio del tronco ed infine della “bocca”.

Chiara Del Corso  Gli estimi di Buti e Calci: fonti per la storia del paesaggio storico. L’evoluzione dell’uso del suolo dal XVI secolo al XX secolo.

 

 

 

mario barzacchini cestaio buti giugno 2012 1


Marione”, l’ultimo dei cestai.

Buti, piccolo grande paese arrampicato sulle pendici del Monte Pisano, conserva e riscopre tante vecchie tradizioni ed antichi mestieri meritevoli di maggiori fortune, profondamente intrecciati con la sua storia di comunità montana quasi esclusivamente dipendente da un economia rurale. La produzione di cesti (i celeberrimi corbelli Butesi) è a pieno diritto appartenente a questa lista di attività che ha ormai assunto tutte le caratteristiche di un lavoro artigianale. L’incontro con Mario Barzacchini, “l’ultimo dei cestai”, ci ha colpito in special modo per quella punta di amarezza e rassegnazione emersa quando sono stati affrontati gli argomenti cruciali della prosecuzione nell’attività di Mario. Che non nasconde un po’ di delusione nel constatare il disamore delle nuove leve nel “sano ed istruttivo lavoro manuale”: “In barba alla crisi attuale, i giovani ambiscono tuttora al posto fisso” ci confida Mario “pensando che bastino pochi anni di studio e nessuna gavetta per affermarsi. Non è più così; il mio lavoro, pur duro ed impegnativo, si apprende sul campo, sotto la guida di un esperto nel settore, dal reperimento dei materiali, alla lavorazione del cesto vera e propria, alla distribuzione e alla vendita.” Perchè Mario si occupa di tutto in prima persona. “Non ho nessuno che mi possa aiutare nella mia attività. Il legno – solo e soltanto castagno, come prevede la tradizione – mi arriva da Greve in Chianti da autunno a primavera, ed io stesso mi occupo di “bagnarlo e cuocerlo” nel forno per prepararlo alla lavorazione. I macchinari necessari sono pochi e semplici: una schiappatrice per ridurre la legna in quelle caratteristiche stecche (le schiappe, appunto) con cui vengono assemblate le ceste (i corbelli), poi tanto olio di gomito e l’uso di lame, pennati e mazzuoli.” Tutto qui ? “Tutto qui” conferma Barzacchini, nel settore dagli anni ’50 “Io iniziai da bimbetto, adesso completo un cesto in 15/20 minuti, e posso rivenderlo anche a 20/25 €uro… Ma sono passati quasi 60 anni. Un apprendista avrà bisogno di accumulare esperienza e manualità; non per 60 anni, certo. Diciamo… per un po’ ! Ma il tempo è galantuomo, alla fine del periodo di pratica, si ritroverà “in mano” (il virgolettato è d’obbligo) un mestiere stimolante, gratificante, e dalle prospettive… estremamente interessanti.


Francesco De Victoriis
francescodevictoriis.wordpress.com