sanbernardo
 
San Bernardo da eremo a agriturismo, Calci 2002
 
A Calci, nel territorio di giurisdizione dell'antica Parrocchia di S. Andrea a Lama, ad  altezza non superiore a 305 metri, proprio a mezza costa tra la piana del paese e la sommità dei Monti Pisani, è posto un colle detto di S. Bernardo, molti secoli fa chiamato, invece, di "Costa d'acqua" per la presenza di numerose, limpide sorgenti nei folti castagneti della zona e dì un botro selvaggio che, precipitando turbinosamente verso II piano, affluiva nel torrente che taglia in due la vallata lo Zambra, nei tempi andati meglio conosciuto come la "Valle". Qui nella notte dei tempi esisteva un "romitorio", di fatto una nuda grotta, che prendeva il nome dei Santi Jacopo e Verano, fondato   dall'eremita Bernardo il quale, successivamente, abbracciò la Regola di S. Romualdo. Nell'antichità il Romitorio era uno dei tanti presenti sul Monte Pisano tanto che, c'è chi sostiene, perfino S. Agostino attratto dalla Fede degli eremiti, li abbia visitati venendo qui pellegrino e soggiornandoci per qualche tempo. In tale località esiste ancora una piccola Chiesa, in puro stile romanico e costruita con squadrate pietre locali, che il Martini nella Sua Storia di Calci  fa risalire ad epoca anteriore al mille, dedicata a San Bernardo. Il nome del Colle e della chiesetta derivano proprio da S. Bernardo da Chiaravalle, che avrebbe visitato il romitorio quando nel 1135 era a Pisa per partecipare al Sinodo convocato da Papa Innocenze 11°. continua...
 
 
racconti
 
Racconti di epoca passata, Calci 2001
 
IL PELLEGRINAGGIO A "MONTINERO"
Montenero, il colle di Livorno, sul quale si erge il Santuario della Madonna piena di Grazie la cui Immagine, almeno secondo la tradizione popolare, rinvenuta da un pastore storpio sulla spiaggia dell' Ardenza il quale, arrancando la portò fin lassù nel  mezzo  della selva inospitale.infestata di fiere e di briganti, proprio su richiesta della bellissima Signora effigiata nella tavola, attribuita alla scuola toscana del XIV secolo. La leggenda narra poi che il pastore, miracolosamente guarito delle proprie menomazioni e purificato nello spirito, ridiscese a rompicollo per gli scoscesi pendii divenendo il primo divulgatore della devozione verso questo Simulacro mariano. La frazione, anche se coinvolta con con gli accadimenti livornesi, da sempre ha avuto le caratteristiche di una comunità autonoma, gelosa della sua storia e delle sue tradizioni, tanto da essere  sostanzialmente, al di la delle subordinazioni amministrative, un paese indipendente. Forse questa vocazione autonomistica è retaggio del fatto che fin dal tredicesimo secolo, la gente ha sempre vissuto attorno all'Oratorio dedicato alla sua Madonna che, oggetto di devozione del contado parte preponderante della popolazione, è sempre stato al centro delle vicende, liete o tristi, della vita quotidiana sul sacro colle, prescindendo da quelle che hanno segnato il divenire della città labronica.
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ruscola
 
A Ruscolà per Calci, Calci 2001
 
LA VALLE D'IGNORANZA PIENA
Non è storicamente accertato, ma i nostri vecchi hanno sempre attribuito a Dante, quando nelle guerresche imprese contro i pisani, attorno al 1289,  partecipò all'assedio di Caprona e soggiornato nell'antica Torretta, !a seguente frase: "mi affaccio alla finestra e vedo Calci Valle graziosa e d'ignoranza piena". Se ciò rispondesse a verità, sarebbe da rilevare che proprio i paesi posti alte falde del Monte Pisano non abbiano mai suscitato grande simpatia    nei poeti. Infatti Dante appellò "ignoranti" i calcesani così come, a distanza di secoli, il Carducci mise in bocca ai lucchesi il dispregiativo "brutto borgo" per Buti. Peraltro, a nostra consolazione, possiamo constatare che i Due  avrebbero peccato di mancanza di obiettività stante l'atavico antagonismo dei fiorentini e dei lucchesi nei confronti di Pisa. A parte la romanzata invettiva dantesca, certo è che la Torretta di Caprona rappresenta un ideale osservatorio per spaziare con lo sguardo su tutta la vallata, circondata dalla cornice dei monti che partendo dal massiccio della Verruca continua per i crinali di Montemagno, si inerpica allo spuntone del Serra onde proseguire fino al Colletto - Par di Rota della Cappella di "Bocio", declinando poi per la collina dell'Uccelliera e unirsi, infine, alle montuosità di S. Giuliano tramite i costoni della Gabella, del Bagnetto e del campaccio una volta conosciuto dai giovani quale luogo ideale per "amorosi" incontri
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montemagno
 
Fernando racconta Montemagno, Calci 1998
 
Qualche mese fa, ho incontrato all'edicola di Piazza Cairoli un Signore, alto e distinto che mi ha subito ispirato cordialità per cui, spinto dalla incorreggibile, pedante curiosità, per la quale se vedo per la prima volta una persona non sono contento fin quando della stessa non conosco vita, morte e miracoli, gli ho attaccato "bottone". Scusi ma Lei non è di Calci? Non l'ho mai vista; e così di seguito. Mi ha detto detto di chiamarsi Da Rold Marzio, di abitare alla Gabella, dì essere nato da genitori provenienti da due diverse regioni, che a ragione della sua professione ha girato mezza Italia ed un volta in pensione e approdato nei nostro paese, da! quale non intende più muoversi. Proseguendo nei mio "interrogatorio", ho domandato perché avesse scelto Calci, ottenendo una risposta che mi ha inorgoglito e me lo ha fatto iscrivere d'ufficio tra i calcesani Doc. Perché? Semplice: nel mondo l'Italia; nell' Italia la Toscana, nella Toscana Calci. Allora ho pensato che se fosse stato presente Fernando Coli avrebbe aggiunto: ed a Calci Montemagno, perché è proprio per questo borgo che lui ha una particolare predilezione e non ne fa mistero. Da quando mi sono messo a scrivere qualcosa su! nostro paese, non vi è volta che lo incontri che non mi dica:non hai mai scritto niente su Montemagno, guarda che i motemagnesi ci rimangono male continua...
 
 
Colle
 
Il Colle, rimembranze e nostalgia, Calci 1997
 
Muovendo dalla Piazza della Pieve per la strada Ruschi, già via Vecchia Calcesana,ci si imbatte sulla sinistra nella chiesina di San Rocco che la comunità di Calci fece edificare, attorno al 1630, affinché il Santo, mediante la sua intercessione, tenesse lontana dal paese l'epidemia di peste che a quell'epoca imperversava. Da lì prende le mosse la salita che conduce alla borgata del Colle per giungere alla Chiesa di San Salvatore e proseguire a destra verso 1'abitato di Villa oppure, girando a sinistra, ai Mortellini ed arrivare, infine, alla Cappella di " Bocio" al Par di Rota ed al Colletto. Trattasi di un ambiente incantevole immerso nel verde degli ulivi che, mediante terrazzamenti o prode, si spingono verso l'alto alle pietraie del Maone onde lasciare poi posto ai pini fino al crinale del monte laddove, dalla parte opposta, si snoda la via interpoderale di "Toberre" che collega, passando da " Rosone", Agnano ai castagneti di Santallago. Se invece ci inoltriamo dal Ponte dei Morti ci si inerpica per la via Carraia, caratteristica, ancora oggi, per il selciato lastricato con pietre locali, si attraversa il cosiddetto " Ponte delle Streghe " e, dopo essere passati davanti al vecchio cimitero, si giunge parimenti alla piazzetta dellaChiesa. La zona era caratterizzata da una fitta maglia poderale e dalla presenza di un notevole numero di contadini quali mezzadri delle Fattorie : Ruschi, Delle Sedie, Cini, Lupetti, Tizzoni ed altre i cui proprietari, peraltro, risiedevano fuori del territorio parrocchiale continua...