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Casa Silvatici a Vicopisano (via Umberto 2) nel luogo detto “a Rivellini”

di: Miria Fanucci Lovitch

Avvertenza: ove non è riportata la referenza archivistica, si rimanda a: F. Redi, M. Fanucci Lovitch, Nuovi studi di storia e di archeologia su Vicopisano, «Bollettino Storico Pisano», Collana Storica 45, Pacini ed., Pisa, 1998.

Dopo la seconda e definitiva conquista del territorio Pisano da parte dei Fiorentini (1509), il castello di Vico perse la sua storica funzione di roccaforte militare e a poco a poco venne essenzialmente trasformato dalla politica del vincitore in un grande centro agricolo dove poche famiglie fiorentine ma anche pisane ebbero notevoli possessi fondiari come, per esempio, i Silvatici, da poco fatti cittadini pisani che fin dal 1515 iniziarono ad acquistare beni nel comune di Vicopisano(1).
A seguito di questa politica fin dai primi decenni del cinquecento si iniziarono a smantellare antiche fortificazioni difensive del castello e ad eliminare ripe, fossati e carbonaie rendendo così disponibili per altri usi quelle superfici sulle quali, dopo averle acquistate dai Capitani di Parte di Firenze, sorgerà l’edilizia privata.
Nel corso di queste operazioni venne distrutta anche quella fortificazione detta “rivellino” o antiporto che sorgeva fuori della cinta muraria a maggiore protezione di due porte d’ingresso al castello che si trovavano una (porta Costantina o Pisana) all’imbocco dell’odierna via Lante (Borgo Maggiore), dalla parte di piazza Cavalca (piazza di Mercato), e l’altra (porta di Mercato) che rasentava l’odierno palazzo comunale a sinistra della porta d’ingresso del medesimo. Fu così che tra la fine e l’inizio dei secoli XVI-XVII nacque a Vico un nuovo toponimo: “luogo detto a Rivellini”.
Infatti, nei numerosi catasti di Vicopisano(2) precedenti al 1622 (compreso dunque anche quello del 1580) non si trova menzione di insediamenti abitativi che fossero situati nel luogo detto “a Rivellini”, mentre invece in quello del 1622 troviamo che Alessandra, vedova di Piero Magretti di Vico, possedeva la metà di una casa con la metà dell’orto contiguo alla stessa casa, posta fuori dal castello nel luogo detto a Rivellini i cui confini erano costituiti da due vie pubbliche non precisate, con beni di Luca di Luca di Giunta e con l’altra metà della stessa casa e orto posseduta da Francesca sua sorella, vedova di Matteo Sterna da Vico. Anche per questa seconda metà di casa venivano dichiarati gli stessi confini: due vie, beni di Luca di Luca di Giunta e Francesca sua sorella (di Alessandra). Dunque nel luogo detto a Rivellini nel catasto del 1622 risulta una casa ed un orto della quale vengono dati solo i confini, senza descrizione del fabbricato. Intanto da altra fonte(3) sappiamo che prima del 1635 Luca di Giunta (poi Giunti), il confinante di detta casa, ne aveva fabbricata una sopra un suo terreno ortale, anch’esso posto “al Rivellino”. Perciò nel primo quarto del secolo diciassettesimo in quel luogo erano sorte due case con due orti delle quali mediante i catasti Vicaresi si possono seguire i vari passaggi di mano avvenuti attraverso gli anni che qui esporrò sinteticamente, senza entrare nel merito del tipo dei fabbricati, perché per questo dovrebbero essere visti i contratti di vendite dei quali in detti catasti vengono riportati il nome del notaio e la data del rogito.
La casa con orto delle vedove Magretti e Sterna nel 1691 era passata ai figli di Bartolomeo Cioni di Buti e a prete Domenico Cioni, assieme a parte dell’orto e della casa del Giunti. Nel 1764 questo insieme di beni passò ancora di mano quando Paolo Maria del fu Bartolomeo Cioni di Buti vendeva a Bartolomeo Benedetti: “una casa dai fondamenti a tetto, posta fuori delle mura del castello composta di undici stanze con altre due piccole, ossia due dispense, poste in luogo detto a Rivellini, alla quale confina la strada maestra che conduce al Palazzo di Giustizia, altra strada che conduce in Borgo Macione (oggi via Verdi), altra strada che conduce alla pieve di Vico e con un pezzo di terra ortale”. Qualche giorno dopo il Cioni vendeva al Benedetti un’altro pezzetto di terra ortale, posto fuori dalle mura di Vico, in luogo detto Rivellini, confinato dalla strada che conduce al Palazzo Pretorio, dallo stesso Benedetti con la casa acquistata dal Cioni, con il restante del pezzo di terra ortale per la parte della piazza di Vico e con la strada che conduce a Buti.
Lo stesso Cioni, nello stesso anno (1764), vendeva a Giuseppe del fu Lazzaro Disperati di Vico il restante di “un pezzo di terra ortale, fuori dalle mura di Vico circondato da palanche per la parte di ponente, posto nel luogo detto Rivellini”(4).
Qualche anno dopo (1775) il Benedetti prendeva a livello dalla Comunità di Vico un pezzo di terra soda e incolta confinante con la Cancelleria di detta Comunità, con la strada maestra che conduce alla pieve e con beni di Filippo del Rosso (Ortaccio), allo scopo di edificarvi una casa “ad uso di granaio e bottaio”(5).
Alla fine del secolo XVIII (tra il 1782 e il 1796, cfr. i catasti di Vico) il Benedetti iniziò a vendere a Innocenzo Lazzeri di Vico parte dei suddetti beni e nel 1804 il Benedetti vendeva a Lazzeri “una casa con un pezzo di terra a uso di orto recinto da muro di misura quanto sia, posta in Vico nel luogo detto Rivellini, cui a primo confina Matteo Disperati e a secondo detto compratore(6).
Nel catasto Leopoldino del 1835 la famiglia Silvatici era già subentrata al Lazzeri in tutta la proprietà (cfr. il detto catasto, particelle 282 e 283. Osservando la mappa catastale del 1835, vedi allegato, si tenga presente che il pezzo di terreno tra le particelle 281 e 282 che le riquadrava, venne venduto dal Disperati a Giuseppe Morandini il quale lo cedette alla Comunità di Vico per allargare la piazza.).
Miria Fanucci Lovitch

1 Archivio Comunale di Vicopisano, Atti Civili, 3, 16/1/1515: Angelo Silvatici compra da Giuliano di Matteo del Caccia di Firenze un pezzo di terra “cum turricella” nei confini di Vico nel luogo detto Reale confinante con la via pubblica che va a Bientina, con beni di Michele da Pontasserchio, con beni di Guaspare del Pupillo e ora di Leonardo del Cima di Vico.
2 I catasti di Vicopisano sono conservati nell’Archivio di Stato di Pisa, Fondo Fiume e Fossi.
3 Archivio di Stato di Pisa, Commissariato, 583 bis, 16/6/1635, c.654 e seguenti.
4 Archivio di Stato di Firenze, Notarile Moderno, 28348, 3/1/1764, 10/3/1764, cc.125v–130r, atto rogato da Antonio Francesco Baroni.
5 Archivio Comunale di Vicopisano, Campione (non numerato) di beni stabili e rendite della Comunità di Vico e luoghi pii … del 16/11/1779, c.40. Vedi anche Archivio Comunale di Vicopisano, Saldi della Comunità, 184, c.67v, contratto rogato il 14/8/1775 da Valerio Batini.
6 Archivio di Stato di Pisa, Gabella Contratti, 187, c.56, 24/5/1804, per rogito di Guglielmo Rossoni.

tratto da: comune.vicopisano.pi.it





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