Calci Stemma
 

L'origine di Calci, non è possibile accertarla attraverso una documentazione che non esiste.
Come in genere si rileva anche per le grandi e piccole città, salvo rarissime eccezioni, anche Calci è nato senza essere fondato.
Tuttavia attraverso il ragionamento, non astratto, ma basato su accertati dati di fatto e condotto con rigore logico, si può supplire alla mancanza di documentazione e stabilire, con sufficiente approssimazione, l'epoca nella quale Calci prese ad esistere.
Se, come afferma il Toscanelli, la toponomastica da la « fede di nascita » di ogni singolo luogo o villaggio, non resta che rifarci ad essa, per poter stabilire l'epoca che interessa.
Silvio Pieri nella sua « TOPONOMASTICA DELLA VALLE DELL'ÀRNO », rubrica Calci nella serie dei nomi spettanti alle condizioni del suolo ed afferma che Calci deriva da « calce » e più precisamente, dall'equivalente onomastico latino « calx, calcis ».
Questa stessa derivazione è data dal Toscanelli, il quale inoltre afferma, comparando l'età fra i paesi della Valle dell'Arno di più remota origine, che « Buti e Calci sono più recenti » (Buti, secondo il Pieri, deriva da « bucita » = pascolo dei bovi).
Pure l'autorevole Francesco Bonaini, accetta e rafforza la stessa derivazione del nome di Calci da « calce ».
Altre ipotesi sono scaturite dalla fantasia dei cultori di cose antiche.
C'è chi vuole Calci fondato da una colonia di sventurati abitanti della città di Calcide, nell'Eubea (Chalcis, Chalcidis), che sarebbero qui giunti profughi o deportati, dopo la caduta di Troia.
Altri vorrebbero derivare il nome da « Calceus, calcei » = calzare, ipotizzando resistenza in loco di una fabbricazione di calzari di cuoio per i legionari romani di stanza nell' Oppido pisano.
Altri ancora traggono l'origine del nome dalla posizione topografica del paese « al calcio del monte » che, rispetto alla Calci originaria, ci sembra oltretutto inesatta.
Quest'ultima ipotesi riteniamo debba essere scartata perché è anche errata nell'uso linguistico. Infatti non è mai detto « al calciò del monte », ma nell'uso comune, ampiamente documentato, è invece usata despressione « al piede del monte ».
L'ipotesi dell'esistenza di una fabbricazione di calzari per i legionari romani, appare interessante, lungi dall'essere documentata.
I riferimenti, più vaghi, che potrebbero offrire spunti di attendibilità, possono essere costituiti dal' abbondanza dell'acqua e dalla facile reperibilità della mortella, un arbusto aromatico che cresce spontaneo sul Monte e che anticamente era usato per la concia dei cuoi animali, in luogo del più moderno estratto tannico. Acqua e mortella abbondantemente disponibili, possono indurci a non escludere la pratica della conciatura delle pelli, fin da quei tempi remoti e quindi la disponibilità della materia prima, potrebbe aver senz'altro favorito un tal genere di industria.
Questa ipotesi calzaturiera spiegherebbe poi la presenza dei tre calzari che costituiscono, fin dall' epoca medievale, l'emblema della Comunità calcesana e sono appunto tre « Cuturni », che erano i tipici calzari di foggia romana.
Altri dicono per esempio, che questo stemma, che per l'appunto si ritrova su una fornella del pulpito della locale pieve e anche murato sulla Porta Calcesana a Pisa, non sia altro che lo stemma di una famiglia adottato, in mancanza d'altro, nel 1867, quando Calci divenne comune autonomo.
Noi propendiamo per l'accettazione del toponimo « calx, calcis » perché si presenta più razionale.
Abbiamo visto come la calce fosse largamente presente su tutto il lungomonte e come, al sopraggiungere dei Latini, desse fama al luogo.
« Locus CALCIS » è l'espressione primordiale che si trova usata nelle più antiche carte, per indicare la località.
È convincente che dall'uso costante e comune di questa espressione, nell'epoca della colonizzazione romana, che coincise con la valorizzazione dell'industria calcarea, sia derivato il nome di CALCI, assunto dal nucleo abitato più consistente e più importante nella località della calce.
I nomi della zona che traggono origine dall'etrusco, sono quelli di Caprona, da Caprunna e dei torrenti Zambra, da Sameru. Sono i soli nomi etruschi sopravvissuti.
Tutti gli altri derivano da patronimico latino o da voci della bassa latinità come Montemagno: Mons Janus, Monte dedicato a Giano, il Dio romano del Mattino; poi Monseianus, corrotto in Montemanius, quindi Montemagno.
Quando i Romani, vincendo i Liguri nel II secolo a.C., posero piede sul Monte Pisano, la loro prima preoccupazione fu quel la di presidiare, per assicurarne il possesso e la sicurezza, il sentiero ligure-etrusco che, dal guado dell'Arno a Caprona, si dirigeva lungo il monte al valico di S. Maria del Giudice, per discendere a Lucca e da qui raggiungere il paese degli Apuani.
Lungo questo sentiero furono insediate famiglie di Coloni, fedelissimi di Roma. Dal nome di questi Coloni, trassero il nome le località del loro insediamento e così abbiamo: Crespignano da Crespinus; Rezzano da Heretius; Vicascio da Vicus Cassii; Agnano da Anius, Asciano da onomastico incerto.
Conclusa la guerra con i Liguri-Apuani, la colonizzazione, fra la fine del I secolo a.C. e l'inizio del I secolo d.C., ebbe un periodo di particolare fervore nelle opere idrauliche ed in quelle agrarie in tutto il vasto contado pisano. Si fecero opere termali alle « aquae calidae » di Sangiuliano, Agnano, Uliveto; opere militari ed urbanistiche si fecero in Pisa, si che è facile dedurne quale vigoroso impulso dovette ricevere la produzione della calce, richiesta anche per le grandi costruzioni romane in calcestruzzo ed il grande impiego di manodopera che ne dovette derivare e questo fatto rappresentò certo, la prima valorizzazione, in senso industriale, del « Locus calcis ».


Mario E.MARTINI La storia di Calci. Raccolta di notizie edite ed inedite intorno ai luoghi, cose e fatti della Valle Graziosa. Pisa, 1979.  pp. 9-11

Calci negli scritti di Mario Pellegrini

 

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